I miei progetti

Paolo Fanciulli, pescatore e ambientalista, non ha smesso di lottare contro il saccheggio continuativo del mare messo in atto ogni giorno sotto gli occhi di tutti, e per questo ha mantenuto alta la guardia per oltre vent’anni. La sua storia inizia alla metà degli anni ’80, quando pur provenendo da un ambiente dedito al bracconaggio ha maturato una profonda coscienza ambientalista ed ha iniziato la propria attività in favore dell’ambiente e contro la pesca a strascico illegale (ovvero entro le tre miglia dalla costa e comunque al di sopra di 50m di fondale) perpetrata lungo le coste italiane; anche sotto costa basti pensare che la multa comminata all’imbarcazione colta nell’esercizio illegale della pesca è di 1.000 euro, mentre il valore di pescato per ogni volta passata franca è di migliaia di euro, e che in Italia è vietato l’uso di reti illegali, ma non il loro possesso né il trasporto a bordo dell’imbarcazione da pesca, rendendo di fatto impossibile qualsiasi efficace prevenzione della pesca con esse. In questi lunghi anni. Attività che si è svolta nel tempo con la richiesta di intervento delle Autorità preposte alla vigilanza sulla pesca e della Magistratura, e la sollecitazione della politica per l’adozione di normative adeguate a proteggere i fondali marini e gli stock ittici, ed è stata supportata con l’organizzazione di manifestazioni e petizioni, e la comparsa di decine di articoli sulla stampa locale/nazionale. Tra le tante iniziative, sono da rammentare il blocco di Porto S. Stefano (1990) attuato insieme a Greenpeace, la petizione al Ministro del 1992, e una serie di innumerevoli denunce alle Autorità che hanno portato ad ottenere (1994) una prima regolamentazione dello strascico, per il cui rispetto si è poi dovuto continuamente lottare. Infatti, nonostante la notevole sensibilità al problema e gli sforzi attuati dal Corpo delle Capitanerie di Porto, esso non ha mai avuto risorse adeguate per un’azione continuativa di controllo. Anche perché la legislazione mette a disposizione delle forze dell’ordine strumenti ‘punitivi’ inadeguati: basti pensare che la multa comminata all’imbarcazione colta nell’esercizio illegale della pesca è di 1.000 euro, mentre il valore di pescato per ogni volta passata franca è di migliaia di euro, e che in Italia è vietato l’uso di reti illegali, ma non il loro possesso né il trasporto a bordo dell’imbarcazione da pesca, rendendo di fatto impossibile qualsiasi efficace prevenzione della pesca con esse. In questi lunghi anni, Paolo Fanciulli, grazie anche all’aver attivato nel 1992 – primo in Italia – il pescaturismo, inteso come didattica ambientale e valorizzazione dell’ambiente costiero, ha saputo diffondere una notevole sensibilità alle bellezze del nostro mare sia nei molti turisti e nelle scolaresche che ha ospitato a bordo della sua barca da pesca, sia in autorevoli rappresentanti delle istituzioni, fino a creare il presupposto per gli interventi oggi realizzati.

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Con il tempo ha creato un movimento di opinione locale che ha portato la Regione Toscana ad assumere posizione sempre più decise nella direzione della protezione della fascia costiera per prevenire le attività illecite di pesca a strascico entro le tre miglia dalla costa e nelle zone a batimetria inferiore ai 50 metri. Finalmente nel 2006, a soli 25 anni dalla sperimentazione fatta in tale ottica dal CNR nel mare di Fregene, nel tratto di mare compreso tra Porto S. Stefano e la foce dell’Ombrone è stato istallato un sistema efficace di ‘dissuasori’ della pesca a strascico (vai a Una Casa per I Pesci).

Per Paolo Fanciulli e per tutti i pescatori e cittadini che lo hanno seguito è la prima vera vittoria contro la criminalità ambientale, un motivo per rinnovare l’impegno e per raggiungere un modello di sostenibilità tra società umana e ambiente: obiettivo per cui non servono isolate aree protette, ma una diffusa gestione equilibrata delle risorse.

 

 

La Casa Dei Pesci

‘La Casa dei Pesci’ è la realizzazione di un sogno, il sogno di Paolo Fanciulli, pescatore maremmano, la cui passione per il mare ha animato molte battaglie per la salvaguardia dell’ambiente marino, coinvolgendo empaticamente centinaia e centinaia di persone.

Il suo sogno è quello di creare uno spazio di sostenibilità tra natura e pesca, tra bellezza naturale e arte, tra protezione e fruibilità; è quello di crearlo nel mare, per portare tutti a ‘guardare nel mare’ e scoprire che vi è tanta natura e bellezza che normalmente trascuriamo in quanto invisibile – e che il mare nostrum è giornalmente depredato dalla pesca illegale, inquinato dai rifiuti tossici e dai detergenti chimici, e cementificato da opere inutili o malfatte.

Il progetto ‘La Casa dei Pesci’ nasce lontano, nasce da lunghi anni di battaglie dei pescatori artigianali, contro l’invadenza della pesca industriale che distrugge gli stock ittici e peggio ancora devasta sistematicamente la flora e la fauna bentonica, desertificando i fondali; nasce dalla certezza che lungo gli 8.000 km di coste italiane sarà sempre impossibile far applicare la legge con un controllo capillare, ma servono mezzi di dissuasione fissi.

L’anno di svolta è il 2005, quando la Regione Toscana, con una nuova sensibilità al futuro del mare, attiva l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Toscana (ARPAT) e la Provincia di Grosseto per attuare la messa in mare, rispettivamente, di dissuasori della pesca illegale e di barriere di ripopolamento ittico. Purtroppo la dotazione finanziaria non era sufficiente per attuare una protezione completa, ma solo per creare alcune fasce di protezione.blocchi1 Su questa base, Paolo Fanciulli, alla guida del Consorzio Piccola Pesca Monte Argentario, è intervenuto ottenendo il coinvolgimento di AGCI Agrital, di WWF Italia, Federazione Italiana Pesca Sportiva ed Attività Subacquee (FIPSAS), Comune di Orbetello, di molte imprese e associazioni locali, di tantissimi turisti italiani e stranieri, e riuscendo a finanziare la messa in mare di un numero triplo di dissuasori, nell’area di fronte ai Monti dell’Uccellina. In sintesi, riuscendo a creare un’area in cui qualsiasi azione di pesca illegale è impossibile.

 

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Sono passati tanti anni dal lontano 2006, la natura ha ripreso il sopravvento e con essa il sogno di sempre, ampliare l’area di protezione, ri-costruire gli anfratti naturali che offrono riparo ai pesci, arricchire ‘la casa dei pesci’ con opere artistiche capaci di spingere tantissimi turisti a ‘mettere la testa sott’acqua’ e creare nuove prospettive di sviluppo sostenibile, capaci di contrastare il dilagare della desertificazione.

 


L’obiettivo è preciso:
oggi, intorno a Paolo c’è un nuovo gruppo di persone, imprenditori e associazioni che vuole realizzare questo progetto: Naturalmente Toscana – Consorzio delle Aziende del Parco della Maremma, AGCI-Agrital, WWF Italia, Italia Nostra, PLEF – Planet Life Economy Foundation, ecc.; e moltissime certamente si aggiungeranno

la Casa dei Pesci sarà bella da emozionare, accogliente da volerci tornare, protetta da ogni illegalità.